Resoconto dell'incontro coi cronisti

Sant’Agata:l’altra faccia della festa nell’ultimo libro di Fernando Adonia

L’autore: “La risposta della città per uscire dal cancro degli inchini”

di Redazione

E’ stato presentato oggi, alle ore 10.30 nella redazione di Live Sicilia a Catania (via Etnea 110), il libro “Il martirio della Festa. L’ombra della mafia e la morte di un devoto, ecco come i due processi hanno cambiato il volto dei festeggiamenti dedicati a Sant’Agata”, scritto dal giornalista Fernando Massimo Adonia e pubblicato dal Gruppo Editoriale Novantacento. “Al netto delle ombre di 10 anni di processi e sangue, c’è una narrazione in positivo che vede protagoniste le forze “buone” della città, che hanno saputo ridisegnare il piano di “reconquista” sulla città. In sintesi, qui viene raccontato il metodo catanese per uscire dal cancro degli inchini”, ha detto l’autore nel corso della conferenza stampa moderata dalla giornalista Melania Tanteri.

Il saggio è in edicola in allegato con il mensile “S” diretto da Antonio Condorelli e inaugura la collana di contributi collegati alla rivista specializzata in cronaca nera e giudiziaria. “Quella di sant’Agata è una delle feste religiose più importanti al mondo. Ogni anno, per tre giorni, Catania si ferma: il clero, la politica, la Massoneria e la mafia hanno sempre avuto un ruolo nei festeggiamenti e, per questo, la santa patrona della città ha subìto un secondo martirio – scrive Condorelli nell’introduzione del libro – Per raccontare tutto questo, non sarebbe bastato uno storico, né un giornalista, né un politico, né un devoto. Fernando Massimo Adonia riesce in un approccio multifattoriale che rappresenta un atto d’amore per la sua comunità. L’autore rimette in fila i fatti dopo un accurato lavoro di raccolta documentale e lo fa da laico-credente, con lo scopo di informare i lettori di ciò che è accaduto, parlando anche dei cambiamenti che ha avuto la Festa. Questo libro riapre la collana del mensile d’inchiesta “S” lanciata da Francesco Foresta, compianto direttore e fondatore delle riviste della Novantacento. A firmarlo è uno dei professionisti più apprezzati del gruppo editoriale e, per questo, motivo di grande orgoglio”.

La postfazione è della giornalista Laura Distefano. Un libro che racconta cosa è successo a Catania all’indomani della morte del devoto Roberto Calì, rimasto schiacciato dalla folla durante la tradizionale “salita” di corsa in via Sangiuliano. Era il 2004 e ne scaturì un processo carico di conseguenze sulla Città. Contestualmente partì il processo sulle presunte infiltrazioni mafiose nella Festa che portò alla sbarra, per vedere poi tutti assolti, esponenti delle famiglie Santapaola e Mangion. Nel frattempo le istituzioni cittadine, a partire dalla Chiesa cattolica, hanno ripreso le redini del terzo evento religioso al Mondo lanciando un piano di “reconquista” morale e civile sulla massima espressione della catanesità. Adonia ricostruisce oltre dieci anni di storia siciliana, cucendo assieme fatti, testimonianze e verbali giudiziari. Ne viene fuori una racconto che spiega come sia possibile uscire fuori dalla spirale degli “inchini” e delle “riverenze”.

La recensione curata da Melania Tanteri. Una delle responsabilità della pubblicistica e della saggistica è fornire chiavi di lettura. E’ spingere il pensiero oltre il fatto vero e proprio, tentando di dare ordine alle cose con un senso logico, un rapporto di causa ed effetto che, svelato, rende più intellegibile qualcosa che, in caso contrario, potrebbe restare lì, fermo alla prima impressione, emozione, reazione. In questo breve ma non per questo meno intenso volume, Fernando Massimo Adonia, cerca – e ci riesce pienamente – di zoommare su un aspetto della Festa di sant’Agata, tra le più partecipate della cristianità, che per troppi anni è stato ignorato – volutamente o meno, non è questa la sede per dirlo – restando relegato a rapida descrizione, ad epiteto non certo edificante che ne ha distorto talvolta la percezione: il binomio Festa – Mafia. Una ricostruzione metagiornalistica, che prende spunto da due elementi fondanti degli ultimi due lustri: i processi penali che hanno avuto come sfondo la Festa e la sua organizzazione. Aspetti, come scrive l’autore, tutto sommato marginali per le centinaia di migliaia di devoti e di amanti della tre giorni. ma che restano invece le facili chiavi di lettura di chi si approccia alla manifestazione con distacco e presunta superiorità.
Adonia, carte alla mano, scandaglia gli umori che ruotano intorno alla tre giorni agatina, dopo precise accuse da parte della politica che sfociano in un importante processo sulle presunte infiltrazioni mafiose nell’organizzazione e gestione della Festa. Lo stesso fa con le carte di un altro procedimento penale, quello sulla morte del devoto Calì che, forse meno del primo processo ma in modo più profondo – la morte di un giovane schiacciato dalla folla costringe tutta la macchina a ripensare se stessa – rappresenta una cesura importante, dopo la quale niente è e sarà come prima. Un momento di svolta, l’inizio della reconquista, dal quale prendono le mosse una serie di controffensive.
Queste, secondo la ricostruzione puntuale dell’autore, rappresentano “Il virus e l’anticorpo” dell’agonizzante Festa e dell’agonizzante città che “melior de cinere surgo”, riesce a superare uno dei momenti più bui della sua storia. E a darsi nuova veste e nuove regole per superare il momento particolarmente delicato.

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