I nostri patrimoni da valorizzare

Politica&Ambiente, Fiumefreddo (Ct): Parco archeologico come obiettivo strategico

Un interessante incontro ha visto emergere alcune priorità

Un Parco Archeologico finalizzato a conservare e valorizzare il patrimonio storico e culturale dell’antico sepolcro di Fiumefreddo: su questo si sono soffermati gli interventi del convegno: “progetto Torre Rossa. Linee Guida per l’istituzione di un Parco Archeologico a Fiumefreddo. Confronti con vari casi in Italia”, tenutosi ieri presso la sala conferenze dell’Area Archeologica di Torre Rossa a Fiumefreddo di Sicilia.

All’incontro hanno partecipato il sindaco di Fiumefreddo Sebastiano Nucifora, Giuseppe Caudo in rappresentanza dell’Ufficio di Gabinetto della Presidenza della Regione. E’ intervenuto anche il segretario regionale Ana, archeologa Ghiselda Pennisi.

di di iena antica

“L’iniziativa promossa alla torre Rossa di Fiumefreddo dalla sezione siciliana dell’associazione nazionale archeologi – ha dichiarato Salvo Barrano, presidente dell’Ana (associazione nazionale archeologi) – è una tappa importante per perseguire un rapporto sempre più stretto tra gli enti locali e i professionisti archeologi per la valorizzazione del nostro patrimonio culturale.”
I casi presentati da Alessandro Fichera e Cristiana la serra per la Toscana e la Calabria, dimostrano quanto può essere fondamentale e decisivo il contributo degli archeologi professionisti nella valorizzazione del patrimonio diffuso, attivando energie sul territorio e innescando processi virtuosi e coinvolgendo le comunità locali.” Obiettivo? “La sfida dei prossimi anni sarà quella di far incontrare il nostro straordinario patrimonio culturale, fatto di cose e oggetti, con un altrettanto straordinario patrimonio fatto di persone, di competenze e di intelligenze.
Starà agli amministratori pubblici, anche in vista delle prossime elezioni regionali e politiche, raccogliere e portare avanti questa sfida o mancare questa ulteriore occasione.”

Durante i lavori è stata realizzata un’analisi comparata di alcune esperienze di gestione e valorizzazione già avviate in contesti territoriali italiani simili e accomunati dalle medesime esigenze.

Da Caudo e Pennisi è venuta un’interessante disamina:

“rispetto a qualche decennio fa, l’importanza del patrimonio culturale è certamente più riconosciuta, anche se non certo in modo univoco. L’industria del consumo e la riscoperta dell’identità la rende disponibile ad avventure commerciali e ad una riproposizione. è necessario dare luogo a reti di partenariato tra scuola, amministrazioni, istituzioni culturali e territorio alle quali ciascuno dia il suo apporto all’interno di un progetto condiviso
elaborare ‘percorsi’ di riflessione ed esperienza per la conoscenza e comprensione del territorio come ‘bene culturale diffuso’, in modo che i giovani cittadini interagiscano con le istituzioni, i soggetti produttivi e quelli culturali per l’individuazione di azioni conoscitive e formative.”

In generale, Fiumefreddo è logisticamente molto fruibile, nasce in un contesto già noto a migliaia di persone, in un’area di grande afflusso turistico estivo a pochi passi da poli attrattivi come l’Etna e Taormina; quindi si pongono solo problemi istituzionali e direttamente connessi agli aspetti della gestione e messa a frutto del patrimonio.

Pertanto –è stato il senso di alcuni interventi-
è necessario ampliare ed arricchire i contenuti dell’area, attraverso una ricerca finalizzata e offrire qualità e diversificazione, motivando un pubblico già presente e far apprezzare del territorio oltre le bellezze naturali anche quelle culturali.
Fiumefreddo può offrire al turismo un volto inedito e suggestivo, legato alla storia del suo territorio.
L’obiettivo, in una logica di gestione economica anche dei servizi a carattere culturale, è -secondo gli intervenuti- ovviamente quello dell’aumento delle visite e la destagionalizzazione del turismo.
Si tratta di valutare la capacità di attrazione che i beni culturali esercitano nelle aree territoriali di appartenenza.
Nelle politiche di valorizzazione è necessario, comunque, introdurre la nozione di programmazione integrata dei siti archeologici al fine principale di favorire lo sviluppo economico locale. Il piano territoriale in questo caso dovrebbe riguardare tutta l’area ionica per l’integrazione delle risorse archeologiche all’interno di strategie di sviluppo territoriale.

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