Finalmente buone notizie!

Occupazione e sindacale: il miracolo di Paternò e la sinistra dei “bla bla block”

C'è chi blatera, c'è chi lotta. Sul serio.

Mentre la sinistra rivoluzionaria catanese, quella che si riunisce un quarto d’ora al mese nel quartiere popolare per parlare di liste elettorali, di candidati presidenti della regione, di alleanze e non alleanze o che si interroga mestamente se fare una lista antiliberista o anticapitalista (se capite la sfumatura vi diamo la laurea in bolscevismo), mentre cioè si occupa di temi decisivi per le sorti del proletariato mondiale, a Paternò, un gruppo di lavoratori, circa 600, licenziati da un imprenditore bresciano, dopo un anno di lotta sfiancante, vince la battaglia decisiva: quella della riapertura dell’azienda da cui erano stati licenziati. Tralasciamo i passaggi tecnici sulla riapertura dell’ex Qè che ieri i giornali (fino al “Fatto Quotidiano”) hanno ampiamente raccontato.

di Iena al servizio delle multinazionali

Parliamo invece di quelli politici: dove è stata la sinistra internazionalista-catanese in quest’ultimo anno, come ha sostenuto la battaglia di questi lavoratori? Semplice, non si è nemmeno accorta di questa lotta (questa sì) proletaria. Fatta da persone comuni, lavoratori e lavoratrici che vivono a stipendio, quei famosi “soggetti deboli”, quelle famose “masse proletarie”, quei famosi “sfruttati” che ad ogni dibattito di sinistra si dice di voler rappresentare, di voler benevolmente accompagnare verso un altro mondo possibile. In tanti hanno definito un miracolo la riapertura di un’azienda in una terra in cui, al contrario, le aziende chiudono, licenziano, delocalizzano.

Merito dei lavoratori e della loro lotta. Merito, va dato atto, anche del lavoro del sindacato. Ma il vero miracolo sarebbe un altro: che la sinistra che più de sinistra non ce n’è, quella che dal proprio divano di casa lancia feroci invettive su Facebook, quella che qualcuno ha definito la sinistra dei “bla bla block”, riuscisse ad accorgersi di ciò che si muove nella società, che non si manifestasse solo a due mesi dalle elezioni. Altrimenti sarà sempre il solito 0,5%.

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