Cose rosse...

Nuova sinistra, Paolino Mangano detta la linea: “Qua non ci saranno putìe”

"Mi sono battuto contro le putìe del Pd, figurati se consentirò che l'assemblea di oggi si trasformi in una conta tra correnti"

di Iena controrivoluzionaria marco benanti

Un po’ Bernie Sanders, un po’ Zinoviev, Paolino Mangano allunga il passo per raggiungere il tavolo della presidenza. E a chi gli chiede se non tema che l’incontro della nuova sinistra (Mdp-SI-Possibile), che dovrà esprimere i ventotto delegati catanesi per l’assemblea di Roma del 3 dicembre, si trasformi in uno scontro tra truppe cammellate lui rassicura: “Mi sono battuto contro le putìe del Pd, figurati se consentirò che l’assemblea di oggi si trasformi in una conta tra correnti”.

Eppure, le premesse ci sono tutte. Ad ogni angolo del cortile del Sal, capannelli di compagni “embedded” concordano la linea coi capibastone. Ci sono i temutissimi “calatini” che a decine sono calati da Scordia, Caltagirone, San Cono, per chiedere almeno quattro delegati ma alla fine ne otterranno tre, tra cui Giovanna Brigadeci, figlia di Totò, segretario Cgil di Caltagirone: “Avevano annunciato che sarebbero arrivati in duecento, sono appena poco più di trenta – scherza un militante – ci sarà stato maltempo sulla Catania-Gela”. I calatini si dispongono a testuggine, sono controllati militarmente da Niccolò Notarbartolo che controlla anche la corrente dei transfughi catanesi della Cgil: Michele Vivaldi della Flc Cgil (che verrà delegato), Giovanni Pistorio della Fillea, Giuseppe Oliva del Patronato Inca e Natale Falà, consigliere comunale di Misterbianco, ex villariano che più villariano non ce n’è, folgorato sulla via di Mdp. Tutti presenti all’assemblea del Sal, tutti allineati e coperti. Nella corrente Notarbartolo, confluiscono anche gli algozziniani di Gaetano Algozzino, uno che si vanta di aver portato a Villari 1500 voti: “Algozzino – spiega un simpatizzante di Mdp – conta su una trentina di figuranti che sposta alla bisogna. un po’ di qua e un po’ di là, come i carri armati di Mussolini, ieri da Villari, oggi su Notarbartolo, domani chissà sui nazisti dell’Illinois. Più che truppe cammellate, quelle di Algozzino sono reparti mobili”. La sensazione è che Notarbartolo di suo non abbia numeri, sta lì alla reception della nuova sinistra, ad accogliere gli ex villariani in cerca di nuove dimore.

Poi c’è la corrente di Marcello Failla ma conta più delegati che presenti. Alla fine la spunterà con una pattuglia di dieci delegati raccattati qua e là, alcuni assenti, come Helga Platania, già candidata alle regionali, che pare fosse in vacanza, e Stefania Zammataro da Acireale. Entrambe assenti. Entrambe delegate.

Poi c’è la corrente dei parenti, quella di Luca Barbato, segretario organizzativo di Mdp, e sua sorella, Federica. E quella di Enrico Lo Faro, tesoriere di Mdp, e sua moglie. Tutti in lista, delegati. Tanto che qualcuno dice che dovrebbero inserire nel regolamento il vincolo di mettere nelle liste al massimo uno per famiglia”.

Poi c’è la corrente di Danilo Festa. Vanta quanche numero nell’assemblea ma viene ridimensionata nella delegazione per “inderogabili ragioni politiche” (della corrente dei parenti). Per poco non salta anche Anna Bonforte, indicata in quota Possibile. Proteste di Festa che minaccia di far saltare il tavolo delle trattative e la lista unitaria. Dopo qualche minuto di psicodramma la Bonforte entra in lista. Delegata anche lei.

Più in là, da solo e in disparte, trovi Matteo Iannitti. Sembra un pesce fuor d’acqua ma sottoscrive il documento di intenti della lista unitaria della sinistra. Prova ad abbozzare un intervento ma senza alcun entusiasmo. Non verrà delegato.

Arriva anche Alessio Grancagnolo, professione giovane,già candidato di Rifondazione Comunista alle regionali, interviene, viene fischiato e va via.

E c’è pure Vittorio Bertone con Massimo Malerba. Scrutano gli arrivi, radiografano i presenti, pesano le biografie politiche e i posizionamenti. Alla fine Bertone, il vero king maker della giornata, come dice Pippo Castelli, la spunterà con sei o sette delegati, tra cui lui stesso.

E poi c’è Paolino Mangano che non sembra impensierito da questo scenario. Getta lo sguardo in fondo alla platea, lancia occhiate di sfida a qualche ascàro a caso e infine dà la parola a Marisa Barcellona, professione logorroica, per dare il via all’assemblea.

Che la nuova sinistra abbia inizio.

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