Chi comanda al Palazzaccio?

Cronache del Regime, giustizia catanese: Unipost

Nella "città della legalità" siamo ormai al "totalitarismo correntizio"

In un clima a metà fra una festa paesana e quella di un matrimonio piccolo borghese (mancavano solo i carabinieri col pennacchio e la fanfara dei bersaglieri, l’arcivescovo, invece, c’era in pompa magna, così come il tappeto rosso a tutela del decoro del momento), il Palazzo della cosiddetta “giustizia” di Catania ha assistito all’insediamento del nuovo presidente del tribunale, Francesco Saverio Maria Mannino. Più che il Palazzo ha festeggiato l’ “evento” Unicost, la corrente di maggioranza dei magistrati catanesi. Fedeli, in tanti, a Unicost. Oggi, a Catania, siamo in pieno “totalitarismo correntizio”: ai vertici della Procura della Repubblica, della Procura Generale, del Tribunale, della Corte d’Appello, del Tribunale Lavoro c’è Unicost.

di di iena collaborazionista Marco Benanti

Comunque, è stata una grande festa: a cominciare dai colleghi che se lo sono abbracciato, baciato, stretto, conteso, elogiato, rielogiato. Nemmeno la più avvenente delle spose ha simili sorti.

Lui è arrivato con l’arcivescovo di Catania, monsignor Salvatore Gristina, prima di ascoltare i discorsi dei colleghi. Ed è stato un susseguirsi di elogi sperticati: per un attimo abbiamo la sensazione di avere sbagliato posto e di essere finiti in un funerale, cioè in quelle occasioni in cui la memoria di chi è passato a migliore vita viene descritta quasi alla stregua di una imminente santificazione. Ma è stato solo un attimo: siamo subito tornati “sul pezzo”, non c’era nessun funerale, anzi eravamo finiti in mezzo a tanta gente importante, a persone che amministrano la giustizia catanese. Che lasceranno un segno indelebile nella Storia. Con le loro Verità.

A guardarli anche una rappresentanza di avvocati e di personale amministrativo. Silenziosi. Per loro, era in alto, com’è giusto che sia, il presidente dell’ordine degli avvocati Maurizio Magnano di San Lio. Davanti a lui, suo nipote Marco Consoli,  in rappresantanza di S.E. il podestà, pardon il sindaco di Catania Enzo Bianco. Poi, tante divise importanti, tanti rappresentanti delle forze dell’ordine, con in testa il questore.  Tutti plaudenti. Tutti ad elogiare il nuovo presidente, dal procuratore della repubblica al presidente della corte d’appello. Stile curiale, alto quello di Giuseppe Meliadò, alla guida della Corte d’Appello, emblema  della “magistratura progressista”. Elogiato anche lui dalla “Catania bene”, dalla “Catania che conta”, dagli “avvocati democratici”, quelli con lo sguardo severo. Anche lui col tappeto rosso davanti al suo ufficio, lo stesso tappeto stirato giù per accogliere il nuovo presidente del tribunale e l’arcivescovo. Il decoro prima di tutto.

Perché Unicost non è solo una corrente: attorno ad essa, direttamente o indirettamente, anche solo per “colleganza corporativa”, si è coagulato un gruppo di magistrati che nel tempo, sotto la guida del compianto da parte della  “Catania che conta”, non ultimo il suo “giornalismo di corte”,  Giuseppe Gennaro, hanno assunto un ruolo sempre più egemone. E hanno fatto carriera. Dai “pretori d’assalto” fino ai vertici degli uffici giudiziari, è stata una lunga “traversata nel deserto”. Oggi, il tragitto sembra finito. La stagione della “magistratura conservatrice”, quella presunta “brutta”, quella supposta “impresentabile”, insomma quella “di destra”  è stata da tempo archiviata. Semplicemente sostituita. Col concorso della “pubblicistica alla moda”, di chi ha contribuito con il giornalismo legato alla politica, con le “societàciviliassociate” a creare una presunta “separatezza” fra un “prima” e un “dopo” dalle parti del Palazzaccio. Una falsificazione storica bella e buona. Che, però, è servita. A tanti. Il Potere, nel senso più ampio del termine, c’ha visto bene.

Un percorso che in trent’anni ha prodotto il mito della “Procura progressista”, uno strano mito visto che le condizioni di buona parte di Catania sono rimaste quelle miserabili di sempre. Anche grazie ad un certo modo di amministrare giustizia. Di questo e di molto altro è stato testimone il Presidente del Tribunale dei Minorenni Giambattista Scidà. Al Palazzo di “giustizia” nulla lo ricorda e forse è bene così. Noi lo ricordiamo con le sue parole, con quell’analisi che fece le “lastre” ad un “sistema di Potere” , alle sue “prodezze”, alle sue manipolazioni. E troverete anche dei legami di Unicost.

Scrisse il Presidente del Tribunale dei Minorenni in tema di “Caso Catania”, riguardo la nomina del Procuratore della Repubblica nel 2007:

“…Il posto di Procuratore Capo a Catania è di nuovo a concorso. Il gruppo di Unicost (ben sei componenti, uno dei quali di Catania), il Vicepresidente Mancino, il laico Volpi (eletto in quota bertinottiana) scongiurano la nomina di un estraneo (Di Natale, che la Commissione ha proposto con 4 voti su 6). Viene nominato (2007) il dott. D’Agata (v. cap.3 n.5). Non accadrà che un occhio di estraneo – tale non soltanto perchè mai stato in servizio nel Distretto di Catania, ma perchè non connesso con l’élite giudiziaria dominante, che in Gennaro ha il suo carismatico capo..”

E ancora:

“…Era Procuratore Aggiunto, da sei anni, il dott. Gennaro, già membro del CSM (1994/1998) e di nuovo Presidente, da marzo, dell’ANM; era Procuratore Aggiunto il dott. D’Agata, che Gennaro aveva strenuamente cercato., nel 1998, di mettere a capo della Procura della Repubblica di Messina, competente, ex art. 11 c.p.p., per i magistrati del Distretto di Catania; era ancora Procuratore della Repubblica il dott. Busacca, nominato nel 1996, mentre Gennaro, membro del CSM, faceva parte di quella Commissione Uffici Direttivi. È noto a molti che nominando Procuratore il dott. Busacca, già dal 1984 Procuratore Aggiunto, il Consiglio aveva disatteso le ragioni, fatte presenti da un magistrato in servizio a Catania, che consigliavano di chiamare a quell’Ufficio un estraneo alla Procura. Infine, l’Ufficio di Procuratore Generale era stato conferito, nel maggio 2006, al dott. Tinebra, col voto compatto e trascintore del forte gruppo UNICOST, di cui faceva parte un magistrato di Catania, eletto col sostegno di Gennaro; Tinebra prese possesso in settembre. Sino al febbraio il posto era stato tenuto, per nove anni, dal dott. Scalzo, nominato durante la consiliatura Gennaro.

Il pensionamento del dott. Busacca, nel novembre di quello stesso 2006, non provocò cambiamenti dell’insieme, né subito, perché la reggenza fu assunta dal dott. D’Agata, né con la copertura del posto, nel 2008, quando l’estraneo all’ambiente catanese, che in Commissione aveva riportato quattro voti su sei, fu sconfitto nel plenum proprio dal reggente, come fortemente voluto dal grosso battaglione UNICOST al quale si unirono il vice Presidente Mancino, il Consigliere Volpi, bertinottiano, e alcuni altri. Pienamente voluta dal gruppo fu la nomina, nel 2007, del nuovo Avvocato Generale, in persona del dott. Scalia…

 

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