La condizione di chi sta sulla strada. A rischio della pelle

Catania far west: la vita assurda del vigile urbano

La terribile aggressione all'ispettore Licari non è una casualità

Sono i “paria” della sicurezza di un Paese e di una città, Catania, allo sbando. “Guadagnano” 1450 euro al mese, quanto incassa (con gli assegni familiari) un pulizierie della “Multiservizi”, ma hanno compiti onerosi e gravosi, dal ruolo di agente di polizia giudiziaria ai controlli commerciali, dai verbali agli automobilisti indisciplinati ai “blocchi” delle vie, dietro transenne aggredite da energumeni e bestie di ogni tipo. Come accaduto a Catania, il 2 settembre scorso.

La vita di vigile urbano, insomma, è un “inferno” o quasi: la terribile vicenda che ha visto protagonista l’ispettore Luigi Licari potrebbe sembrare casuale, o meglio legata a fattori imprevedibili, come la follia criminale di uno o più soggetti che vivono fuori dalle regole della civilità. Ma davvero è stata una coincidenza sfortunata o simile? A sentire gli umori degli uomini -sono 414, di cui 374 vigili urbani e il resto operatori di polizia stradale, dipendenti comunali che hanno superato un “corso ad hoc” per stare sulle vie a controllare la sosta- che ogni giorno vestono la divisa in mezzo al traffico a Catania potrebbe non sembrare così. Licari, quella maledetta sera, è rimasto solo di fatto: il suo collega, un ausiliario della sosta (che per compito istituzionale si deve occupare di controlli e verbali sulle auto), appunto, era disarmato e probabilmente è stato oggetto delle minacce del branco. L’ispettore così ha dovuto affrontare una situazione estrema, da solo. Un servizio serale in una zona “calda” come via del Rotolo, a controllare migliaia di mezzi che sfrecciano da ogni lato, si poteva affrontare in due (di cui uno disarmato)? Il quesito resta, anche se da altre voci che arrivano dal mondo dei vigili urbani si spiega che quel servizio sarebbe stato normale, ordinario, privo di rischi, almeno sulla carta.

di iena in strada marco benanti

Di certo, le aggressioni ai vigili urbani a Catania -e nel resto d’Italia- non sono fenomeno recente: da anni si ripetono, certamente con modalità e violenza inferiore a quanto accaduto il 2 settembre in via del Rotolo, ma pur sempre sono “spia” di un’insofferenza per il rispetto non solo delle minime regole della circolazione stradale, ma persino del vivere civile. Tempo fa  due ispettori della “municipale” sono finiti all’ospedale per un’aggressione di gruppo, scaturita per un banale invito a mettere la museruola ad un cane!

Venire a contatto con il mondo della polizia municipale significa scoprire una realtà drammatica e utilizziamo questo termine coscienti che non si tratta di facile allarmismo: oggi, a Catania, la condizione del vigile urbano, nelle sue varie funzioni istituzionali, a cominciare naturalmente dall’opera di controllo sul territorio, è al limite -o forse oltre- della sopportazione.

Da anni, infatti, registriamo come cronisti il racconto di vigili che denunciano aggressioni da parte di bulli, come di persone apparentemente “perbene”: non solo “parole grosse” o scambi pepati per una multa o per un “fischiata” improvvisa, ma talora strattonate, spinte, pugni, calci, a cui talora non si reagisce anche perchè il sistema giudiziario, con le sue lunghezze e i suoi costi e le tutele reali (piuttosto fragili, se non virtuali) del vigile sconsigliano di andare fino in fondo.

Oggi a Catania la vita del vigile urbano è precaria, come precaria, per tanti aspetti, è la sua condizione di lavoro: paghe basse, età media altissima (55/56 anni), vestiario antiquato quando non vecchio e mai cambiato da anni, mezzi ristretti o comunque sufficienti appena (talora anche per la benzina…) rispetto ad una città di oltre trecentomila abitanti, con zone “off limits” o quasi, come l’immensa periferia abbandonata dalle istituzioni, in primis dal comune. Lì, come in tanta parte della città, lo Stato non controlla il territorio: lo controlla la malavita o peggio la mafia, con il suo “esercito di carusi” cresciuti in aree senza scuola e senza luoghi di aggregazioni. In attesa solo di cominciare la vita di chi entra ed esce dal carcere. Peggio preda di una “cultura da suburra”, una mentalità dove la sopraffazione (per non venire sopraffatti) è il primo “punto di riferimento”. E il vigile? Se va in infortunio, presto si vede decurtato lo stipendio: niente notturno, niente reperibilità, che vuole dire “taglio” di un compenso già magro. La realtà di ogni giorno, invece, è quella di servizi in quantità industriale, che riempiono di stress e di tensione un’esistenza vissuta in mezzo allo smog e a violenze diffuse: c’è da vestire il ruolo di ufficiale giudiziario, con tanto di indagini da fare per la Procura della Repubblica? Arriva il vigile. C’è da seguire le feste di quartiere o quelle religiose? Arriva l’uomo in divisa, magari con i capelli bianchi e la barba ormai bianca. C’è da fare controlli commerciali o incombenze tributarie? Arriva su un’auto un po’ antiquata un individuo, odiato da molti. Perchè fa il suo lavoro. E dire che l’ultimo concorso risale al 1990: da allora sono passati 27 anni, il corpo dei vigili urbani è progrssivamente “dimagrito” (mentre contemporaneamente cresceva la pancia di non pochi). Ma di nuovi ingressi nemmeno l’ombra, malgrado le solite promesse della politica (il sindaco Bianco ha promesso nel luglio scorso l’ingresso di 40 nuovi vigili). Il punto è che 27 anni fa il corpo disponeva di oltre ottocento uomini che potevano fronteggiare un certo numero di servizi: oggi i vigili sono vertiginosamente diminiuiti (il prossimo anno si calcola che potrebbe lasciarlo altre decine di uomini!), ma i servizi si sono decuplicati! Ecco allora che qualche presa di posizione è arrivata.

“L’arresto e la confessione dell’aggressore del vigile urbano è un segnale importante da parte delle forze dell’ordine e di tutta la parte sana della città di Catania che non si vuole piegare a questi atti violenti e sconsiderati. Il problema di fondo però resta: il capoluogo etneo richiede maggiori interventi di controllo e maggiore tutela per la gente. Un’ emergenza che non è mai stata affrontata adeguatamente dal sindaco di Catania”. Così, in una nota, il consigliere della IV municipalità di Catania, Erio Buceti.

“Oggi – continua – nel capoluogo etneo gli agenti della polizia municipale sono troppo pochi. Con circa 300 unità in una città vasta come Catania garantire l’ordine, attraverso un capillare pattugliamento del territorio, è quasi impossibile. In qualità di consigliere della municipalità di “Cibali-Trappeto Nord-San Giovanni Galermo” il sottoscritto, Erio Buceti, ribadisce che è non si può concepire il fatto che un agente venga circondato dal gruppo e costretto ad affrontare il tutto praticamente solo, visto che di supporto aveva un semplice ausiliare non armato. Che fine ha fatto il concorso pubblico tante volte sbandierato da questa amministrazione e mai nemmeno cominciato?

Il Primo Cittadino deve capire che non si può risolvere la questione “rimpolpando” l’organico della polizia municipale con circa 40 nuovi agenti come ha sbandierato sul suo profilo facebook alcuni mesi fa. A Catania servono centinaia e centinaia di nuove unità giovani, fresche, perfettamente addestrate e sopratutto dotate di mezzi e attrezzature adeguate. Oggi molti giovani emigrano alla ricerca di un lavoro nel nord Italia e in Europa”.

“L’occasione di dargli una grande opportunità lavorativa e permettergli di indossare la divisa – conclude Buceti – sarebbe una grande conquista per tutta Catania. In questo momento l’età media degli agenti in servizio è di quasi 60 anni. Unità che, dopo una vita in mezzo alla strada a far rispettare l’ordine, non possono garantire quei risultati che otterrebbe invece un ventenne in perfetta condizione fisica”.

E ancora: il Siap, sindacato di polizia, e il suo segretario Tommaso Vendemmia, chiedono più uomini. “Ci chiediamo – afferma Vendemmia – quando le Autorità si decideranno ad intervenire con veri e concreti piani di coordinamento e soprattutto di competenze. Invocare l’aumento delle forze dell’ordine su strada o dell’esercito serve a poco, bisogna aumentare la prevenzione e questa si fa con i commissariati e le investigazioni oltre al contributo di tutti, cittadini compresi. Noi lo diciamo da tempo che la grave mancanza di presidi concreti nei quartieri lasciano spazi vuoti che sono subito colmati dai delinquenti o vandali che siano, una deriva pericolosa per i cittadini e per le forze dell’ordine, che poi diventano la valvola di sfogo dell’incapacità politica sul territorio”.

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