TANTO SI È SCRITTO SULLO STATO DELLE CASSE DEL COMUNE DI CATANIA. ABBIAMO PROVATO A METTERE UN PO’ D’ORDINE. ECCO COSA È SUCCESSO, COSA SUCCEDERÀ E PER COLPA DI CHI.

IL DISSESTO DEL COMUNE DI CATANIA

Abbiamo scritto ai consiglieri comunali chiedendo quando intendono dichiarare il dissesto del comune di Catania, ormai certo. I cittadini devono sapere!

Corte dei Conti, delibere, deliberazioni, ordinanze, Decreti Legge, Leggi, Comune, Consiglio Comunale, Parlamento, Sezione di Controllo, Sezione delle Autonomie, Regione. Nei meandri della burocrazia si rischia di perdersi. Proviamo a capirne di più del dissesto del Comune di Catania.

Nel 2012, il Parlamento, poco prima di sciogliersi, approva il d.l. 174/2012, convertito nella legge 213/2012, che introduce il cosiddetto “predissesto”, una procedura di riequilibrio finanziario pluriennale che consente ai comuni in conclamate situazioni di squilibrio strutturale del bilancio, tali da provocare il dissesto finanziario (ovvero il fallimento dei comuni), di godere di alcune prerogative economico-procedurali.  Viene consentito alle amministrazioni comunali di “spalmare” i propri debiti in 10 anni, di avere erogato un finanziamento a tasso zero da scontare in 10 anni, pari, per il comune di Catania, a 71 milioni di euro. Tutto ciò a condizione che il Comune predisponga un piano di riequilibrio (una specie di concordato preventivo) – da sottoporre all’approvazione del Ministero dell’interno e della Corte dei Conti – che dimostri che l’adozione delle misure previste nella norma consenta al Comune, nell’arco di dieci anni, di risolvere i propri deficit strutturali di bilancio, pervenendo così ad una situazione di equilibrio finanziario.

L’occasione è ghiotta per l’Amministrazione Stancanelli. Il d.l. 174/2012, gli consente, dopo 4 anni di politica di rigore, di completare il lavoro di risanamento, mettendo definitivamente in sicurezza i conti della città. Nel febbraio 2013, predispone, approva e presenta il Piano di riequilibrio. Dal 2022 Catania avrà con i conti in ordine!

Bianco decide di verificare la qualità del Piano presentato da Stancanelli per, eventualmente, rimodularlo. E’ la legge che gli attribuisce tale facoltà, e precisamente il comma 5 dell’art. 243-bis del TUEL. Per detta verifica Bianco si avvale di una task force composta dall’Assessore al Bilancio in carica, Giuseppe Girlando, dal direttore dell’Ifel –  l’Istituto finanziario enti locali dell’Anci, Silvia Scozzese – oggi Commissario straordinario per il debito storico (ante 2008) del Comune di Roma – e dal responsabile (allora) del tavolo tecnico dell’Assessorato regionale al Bilancio, Salvatore Parlato, che poi sostituirà Girlando alla guida del Bilancio del Comune di Catania, salvo dimettersi successivamente per non precisati motivi (i soliti impegni che non consentono la prosecuzione dell’incarico).

Verificata la qualità ed il valore del Piano Stancanelli, l’Amministrazione guidata da Enzo Bianco decide di non avvalersi della facoltà di procedere alla rimodulazione del piano di riequilibrio, condividendo, quindi, i dati e le scelte di Stancanelli. Per l’approvazione del piano il Sindaco Bianco guida personalmente la delegazione che va alla Corte dei Conti a Palermo. Ad avvenuta approvazione, Bianco dichiara: «Il cammino che ci aspetta adesso è difficile e delicato, ma intanto è stato evitato quel dissesto che avrebbe condannato la città». Il Piano è ufficialmente di Bianco, è stato lui a salvare la città dal dissesto!

A pochi giorni dall’insediamento dell’Amministrazione Bianco incominciarono a montare le polemiche sulla mancata adesione dell’Amministrazione Stancanelli al Dl 35/2013 che avrebbe consentito al Comune di Catania di avvalersi di una anticipazione di liquidità da destinare al pagamento dei debiti scaduti al 31 dicembre 2012, da restituire con un piano di ammortamento di massimo 30 rate annuali ad un tasso di interesse fisso da determinare in seguito all’erogazione dell’anticipazione.

L’Amministrazione Stancanelli non aderisce al DL 35/2013 per più ragioni. Questo ulteriore prestito avrebbe avuto un costo per i catanesi (tasso di interesse poi determinato nel 2,27% all’anno, pari a 68 milioni di euro in 30 anni), avrebbe indebitato le generazioni future per i successivi 30 anni, e infine, cosa più importante, avrebbe inciso sui già precari equilibri di bilancio e

>>

sul piano di riequilibrio, già presentato. Dette motivazioni tutte rappresentate dall’assessore al Bilancio di Stancanelli, Roberto Bonaccorsi, in una lettera pubblicata su La Sicilia il 2 agosto 2013, in risposta alle accuse dell’Assessore al Bilancio di Bianco, Giuseppe Girlando, sulla responsabilità della precedente amministrazione nella mancata richiesta dei fondi del DL 35.

Ma tanta era la convinzione della mancata opportunità che l’Amministrazione Stancanelli si era fatta sfuggire scegliendo di non accedere con il DL 35/2013, «commettendo secondo me un errore», commentava Bianco, che si adoperava presso il governo nazionale riuscendo a fare riaprire i termini del DL 35/2013 per gli enti locali che non avessero presentato la domanda entro il 30 aprile 2013. Il DL 66/2014 sancisce tale opportunità. Il Comune di Catania questa volta aderisce e ad agosto 2014 arrivavano 196 milioni del DL 35/2013.

Nel frattempo Bianco gestisce la città di Catania, avendo a disposizione una liquidità di circa 250 milioni di euro, grazie alle risorse pervenute sia dalla procedura di riequilibrio presentata da Stancanelli (circa 70 milioni di euro) da restituire in 10 anni senza interessi sia dal prestito a valere sul DL 35/2013 (circa 196 milioni di euro) da restituire in 30 anni al tasso di interesse del 2,27 con un costo di interessi passivi a valere sul bilancio del Comune di Catania pari a 68 milioni di euro circa.

A giugno del 2015 arriva la prima tegola da parte della Corte dei Conti. Con la deliberazione n. 198/2015/PRSP la Corte attestata che il comune di Catania si trova in una condizione di ente strutturalmente deficitario e che diverse azioni del piano di riequilibrio non sono state attivate nei modi e nei tempi previsti. Nella considerazione che l’Amministrazione Bianco si era insediata a giugno e l’approvazione del Piano di riequilibro fosse avvenuta a fine settembre, viene comunque ritenuto non addebitabile all’Amministrazione guidata da Enzo Bianco il mancato raggiungimento degli obiettivi del 2013.

Nel 2016 arrivano le altre batoste. Prima sul rendiconto del 2014, poi del 2015.

Relativamente al rendiconto del 2014, con la deliberazione n. 154/2016/PRSP del 29 luglio 2016, la Corte dei Conti – premettendo che la documentazione trasmessa dal Comune di Catania per l’esame del rendiconto risultava carente di numerosi dati contabili e degli allegati prescritti, ostacolando così il controllo demandato a questa Sezione dall’articolo 1, comma 166, della legge n. 266 del 2005 – accertava rilevanti criticità relative alla complessiva esposizione debitoria, alla gestione dei residui, all’incremento del disavanzo di amministrazione, alla nuova emersione di passività, alla mancata definizione dei rapporti esistenti con le società e gli organismi partecipati, alla mancata rilevazione de! contenzioso esistente, ai continuo e ininterrotto utilizzo di anticipazioni di liquidità con rilevanti scoperti, non soltanto determinano la grave violazione di norme e precetti contabili, ma si sostanziano in un evidente inadempimento degli obiettivi prefissati dal piano approvato, palesando una condizione di precarietà che pone a serio rischio la sostenibilità finanziaria dei piano e la possibilità di potere perseguire gli obiettivi e le finalità assegnate dall’ordinamento.

Successivamente, con la deliberazione n. 185/2016/PRSP del 5 ottobre 2016, la Corte dei Conti, accertava il riproporsi delle criticità del rendiconto del 2014 anche nel rendiconto del 2015 e sussistenti i presupposti per la dichiarazione di dissesto

che, in assenza di un’autonoma determinazione dell’ente, pur tuttavia, tenuto conto della dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 6 del decreto legislativo n. 149 del 2011 che ha stabilito che la predetta norma non trova applicazione in Sicilia (sentenza n. 219 del 2013), la relativa procedura potrà essere avviata, sulla base del combinato disposto dell’articolo 109 bis della legge regionale 15 marzo 1963 n. 16 e di quanto disposto dall’articolo 53, comma 1, della legge regionale n. 26 del 1993, con l’intervento dell’Assessore regionale delle Autonomie Locali in luogo del Prefetto.”

Al fine di verificare se fosse nelle competenze della Sezione regionale di controllo attivare il cosiddetto «dissesto guidato» per il Comune di Catania, la Sezione Controllo della Corte sospendeva il giudizio relativo alla verifica del piano di riequilibrio del comune di Catania per deferire alla Sezione delle Autonomie un quesito in ordine all’applicazione dei poteri e delle attribuzioni della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti in sede di verifica sull’andamento del piano di riequilibrio finanziario pluriennale.

Al contempo – pur non senza polemiche sulle misure adottate a sostegno del riequilibrio finanziario circa le modalità, termini e tempi di alienazione dei beni immobili e delle partecipate nonché sulle nomine delle aziende partecipate AMT, Sidra e Asec Trade, il Consiglio comunale di Catania, il 30 settembre 2016, con la delibera n. 40/2016, approvava la modifica del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale, per ripartire, in applicazione della Legge 208/2015, il disavanzo o i debiti fuori bilancio successivi alla all’approvazione del piano di riequilibrio del febbraio 2013. La norma che disciplinava detta modifica, che per essere operativa necessitava dell’approvazione da parte del Ministero dell’Interno e della Sezione Controllo della Corte dei Conti, NON prevedeva la sospensione delle procedure della Corte dei conti, che pertanto può (e deve) procedere agli adempimenti relativi alla dichiarazione di dissesto ai sensi dell’art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 149/2011, in base alle risultanze dell’esame dei rendiconti 2014 e 2015. Mentre il vecchio piano di riequilibrio presentato dall’Amministrazione Stancanelli – ampiamente non rispettato dall’Amministrazione Bianco, come evidenziato nelle deliberazioni della Corte dei Conti – prevedeva il piano di 527 milioni di euro in 10 anni, il nuovo piano approvato dall’Amministrazione Bianco, prevedeva il ripiano di quasi 800 milioni nei successivi 7 anni. L’Amministrazione Bianco, che non era stata in grado di rispettare un piano da 53 milioni l’anno, propone un piano da 114 milioni l’anno!

La modifica del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale approvato a settembre 2016 dal Consiglio Comunale sembrerebbe non essere ricevibile e valutabile dagli organi preposti (Ministero dell’Interno e Corte dei Conti). Ciò perché la delibera di Consiglio Comunale che approva la modifica, la n. 40/2016, è stata pubblicata all’Albo pretorio del Comune di Catania il 6 ottobre 2017 e, ai sensi dell’Art. 134 del TUEL 267/2000, è divenuta esecutiva dopo il decimo giorno dalla pubblicazione, cioè il 16 ottobre 2017, ben 16 giorni dopo il termine perentorio sancito dalla Sezione delle autonomie della Corte dei Conti con la deliberazione n. 9/SEZAUT/2017/QMIG che inequivocabilmente chiarisce che ”Il termine di legge del 30 settembre 2016 ha natura perentoria e la sua inosservanza implica la decadenza dalla facoltà di avvalersi della possibilità di modificare il piano originario”.

Nel mese di dicembre 2016, un altro aiutino (inutile) dal Parlamento nazionale. Viene approvata la legge 232/2016 (legge stabilità 2017),

(clicca per ingrandire l’immagine)

che, all’art. 1 comma 434, prevede che gli enti locali, e quindi anche il Comune di Catania, possano rimodulare il piano di riequilibrio entro il 31 maggio 2017, mediante lo scorporo della quota di disavanzo risultante dalla revisione straordinaria dei residui antecedenti al 1° gennaio 2015. Peccato che anche questa norma NON preveda la sospensione delle procedure della Corte dei conti, che pertanto ha facoltà di procedere agli adempimenti relativi alla dichiarazione di dissesto, ai sensi dell’art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 149/2011, in base alle risultanze dell’esame dei rendiconti 2014 e 2015. Va inoltre precisato che l’eventuale rimodulazione sarebbe limitata alla revisione straordinaria dei residui, fermo restando il rispetto delle scadenze di pagamento dei debiti comunali. Pertanto, resterebbero immutate le condizioni per la dichiarazione di dissesto.

Sempre nel mese di dicembre 2016, la Sezione delle autonomie della Corte dei Conti con la deliberazione n. 36/SEZAUT/2016/QMIG ha chiarito che la Sezione di controllo della Sicilia può attivare il cosiddetto «dissesto guidato» per il Comune di Catania atteso che le procedure di cosiddetto «dissesto guidato» assegnate alle Sezioni regionali ai sensi dell’art. 6, comma 2, del d.lgs. n. 149/2011 devono reputarsi applicabili in caso di aggravamento del quadro complessivo della situazione finanziaria dell’ente che precluda la realizzazione del percorso di risanamento che costituiva l’obiettivo primario del ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario.

Inevitabile, per quanto sopra riportato, che il giorno X del mese Y del 2017, verrà dichiarato il dissesto del Comune di Catania.

Non si comprendono le ragioni del perché ciò non sia ancora avvenuto. Un motivo potrebbe essere quello di salvare Enzo Bianco da tale disonore, aspttando la nomina di un commissario. Che potrà avvenire solo in occasione di elezioni regionali anticipate oppure di elezioni nazionali. Ciò significherebbe che per la “tutela” della reputazione di Enzo Bianco vengano utilizzati escamotage per protrarre indebitamente una situazione nella quale già sussistono i presupposti richiesti dal legislatore per procedere alla dichiarazione prevista dall’articolo 244 del Tuel. Sarebbe un fatto gravissimo ed inaudito!

Il Consiglio di Stato in adunanza plenaria ha affermato che “la dichiarazione di dissesto risulta comunque funzionalizzata a favorire l’avvio di un percorso di risanamento virtuoso indirizzato al ripristino degli equilibri di bilancio e di cassa, così da permettere una completa funzionalità dell’amministrazione e, al contempo, il risanamento finanziario e la salvaguardia della parità di trattamento tra i creditori.”

Abbiamo scritto una lettera ai consiglieri comunali (CLICCA QUI PER SCARICARLA) – cui la norma assegna il dovere di dichiarare il dissesto – perché un domani non possano dire di non aver saputo. E dopo che hanno saputo chiediamo loro se e quando dichiareranno il dissesto!

Al contempo chiediamo ai Parlamentari Catanesi e Siciliani, regionali e nazionali, di utilizzare la nostra lettera per presentare interrogazioni nelle sedi dovute affinchè vengano chiarite le motivazioni del mancato dissesto del Comune di Catania che costituisce, come afferma il Consiglio di Stato, L’AVVIO DI UN PERCORSO DI RISANAMENTO VIRTUOSO INDIRIZZATO AL RIPRISTINO DEGLI EQUILIBRI DI BILANCIO E DI CASSA!

Lascia una recensione

4 Commenti su "IL DISSESTO DEL COMUNE DI CATANIA"

avatar
Ordina per:   più nuovi | più vecchi | più votati
trackback

[…] Abbiamo già scritto (VEDI) – ben prima che l’Amministrazione proponesse questo ulteriore atto deliberativo sul Piano di Riequilibrio – che  anche se il Comune di Catania  avesse avuto l’intenzione di avvalersi della facoltà prevista dalla Legge 232/2016 (legge di stabilità 2017) di rimodulazione o riformulazione del piano di riequilibrio entro il 31 maggio 2017, mediante lo scorporo della quota di disavanzo risultante dalla revisione straordinaria dei residui antere enti al 1° gennaio 2015 ed il ripiano di tale quota secondo le modalità di cui al d. m. 2/04/2015, tale azione […]

trackback

[…] Abbiamo già scritto (VEDI) – ben prima che l’Amministrazione proponesse questo ulteriore atto deliberativo sul Piano di Riequilibrio – che  anche se il Comune di Catania  avesse avuto l’intenzione di avvalersi della facoltà prevista dalla Legge 232/2016 (legge di stabilità 2017) di rimodulazione o riformulazione del piano di riequilibrio entro il 31 maggio 2017, mediante lo scorporo della quota di disavanzo risultante dalla revisione straordinaria dei residui antere enti al 1° gennaio 2015 ed il ripiano di tale quota secondo le modalità di cui al d. m. 2/04/2015, tale azione: […]

trackback

[…] tempo.  Nella nostra analisi sull’inevitabile dissesto di Catania abbiamo già rappresentato  (VEDI) come la procedura di riformulazione del piano di riequilibrio previsto dalla Legge 232/2016 (legge […]

trackback

[…] Che il Comune di Catania sia in dissesto e che al più presto debba essere dichiarato lo abbiamo scritto, ai lettori ed alle Autorità Competenti (VEDI). […]

wpDiscuz